La tanto attesa riforma dei Licei, e nel complesso di tutto il secondo ciclo di istruzione secondaria superiore, era attesa da anni.
Dalle sperimentazioni degli anni 80-90 fino ad arrivare alla attuale, passando per Berlinguer e Moratti, si sono susseguite idee, ipotesi e proposte basate su approcci didattici, pedagogici diversi fra loro, discutibili, ma almeno fondate su sperimentazioni in campo, modelli abbastanza definiti e intrisi di una qualche filosofia.
L’attuale riforma invece si è attestata su teorie e principi che non trovano, almeno ci sembra, adeguati riferimenti culturali condivisi, ma piuttosto su una giustificazione della richiesta di tagliare le spese nell’istruzione e formazione.
Certamente la riduzione degli investimenti in questo campo è discutibile, per almeno due motivi:
• la scuola deve essere una palestra per gli allenamenti alla cittadinanza e alla professionalità dell’uomo, avendo come presupposto fondamentale che quel cittadino e quel professionista prima è comunque un uomo… Non si può allora prescindere dal fatto che la crescita umana, civile e professionale di una persona debba passare attraverso una “palestra” minima, per ritornare alla metafora precedente. Non si può pensare che il taglio di risorse per la scuola pubblica sia il deus ex-machina della situazione attuale negli apprendimenti e nelle competenze dei nostri studenti;
• la didattica laboratoriale, tanto richiamata, giustamente, nei documenti ministeriali, include in sé spazi, tempi e preparazione professionale adeguati. Il taglio delle spese (considerando che solo il 30% di questi possono essere reinvestiti nella scuola) credo possa ulteriormente indebolire la vera innovazione dei documenti ministeriali: infatti solo con una adeguata progettualità degli spazi (adeguamenti, ristrutturazioni dei tempi e degli spazi) questa laboratorialità della didattica, che porti allo sviluppo di competenze vere, possa compiersi nel modo adeguato.
Per quanto riguarda i documenti tecnici di lavoro, per i docenti e i collegi nei licei, credo siano ancora proposte su cui riflettere e ragionare, aprendo cantieri di lavoro seri e approfonditi che portino a rivedere e omogeneizzare i linguaggi e le terminologie fra i vari documenti. Un esempio è la struttura delle cosiddette Indicazioni. Nei Licei hanno una configurazione e nei tecnici e professionali un’altra.
Per esempio, nei regolamenti si usa il termine “Risultati di apprendimento” correlato poi al termine competenze: nei licei questa suddivisione sparisce, mentre i documenti dei tecnici e dei professionali riprendono e declinano i risultati in competenze da sviluppare.
Nei documenti di licei compaiono poi competenze trasversali specifiche previste nel Profilo dei singoli percorsi liceali e le competenze trasversali identificate nelle aree metodologica, logico-argomentativa, linguistica e comunicativa, storico-umanistica, scientifica, matematica e tecnologica che risuddividono e riframmentano quegli assi culturali di cui si parla nel documento sull’obbligo d’istruzione: l’introduzione delle aree metodologica e logico-argomentativa nei documenti tecnici crea e creerà disorientamento e confusione nel lavoro di progettazione delle singole scuole.
Un’altra osservazione da fare forse è quella della quota di flessibilità introdotta nella quota oraria: il 20% in più nel primo biennio e nell’ultimo anno e il 30% nel secondo biennio, in teoria potrebbe portare ad una frammentazione ulteriore della precedente nella organizzazione curricolare delle singole scuole.
Così impostato il percorso liceale non ci sembra, almeno nei documenti, che possa avvicinare il mondo della scuola al mondo del lavoro come auspicato nelle vari documenti e accordi internazionali ai sistemi di istruzione. L’art. 2 al comma 3 del Regolamento recita: «I percorsi liceali forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinché egli si ponga, con atteggiamento razionale, creativo, progettuale e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni e ai problemi, ed acquisisca conoscenze, abilità e competenze coerenti con le capacità e le scelte personali e adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore, all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro». Bene, proprio in questa citazione sta tutto il succo del percorso liceale. Ora sta alle scuole nella loro autonomia, promuovere raccordi con il territorio e con gli enti locali affinché le competenze per così dire “alte”, declinate poi nel Profilo, possano essere veramente raggiunti dai nostri ragazzi.
Molte delle considerazioni sopra esposte possono essere fatte anche per gli altri settori dell’istruzione, sia per i tecnici che per i professionali.
Per quanto attiene alla scuola secondaria di I grado, le problematiche rimangono le stesse: il ruolo degli enti locali si accentua e diventa ancora più determinante.
Credo che proprio gli enti locali si debbano far carico di promuovere politiche di sostegno e assistenza alle singole istituzioni scolastiche promuovendo accordi, sostenendo la costituzione di reti istituzionali, contribuendo anche dal punto di vista degli investimenti a sorreggere quel vuoto di risorse che si è venuto a creare con i tagli ministeriali alla scuola.
La Regione ha un ruolo fondamentale, anche per i suoi compiti in tema di formazione professionale e di apprendistato.
Il raccordo tra le varie istituzioni deve essere funzionale; la flessibilità di cui dispongono le singole istituzioni ha bisogno del sostegno degli enti locali sia in termini di linee guida sia in termini di finanziamenti tesi al raggiungimento di quegli obiettivi fissati dai documenti nazionali che trovano difficoltà a realizzarsi in funzione di quelle peculiarità territoriali di cui solo gli enti locali ne hanno una visione completa e organica.
Tutto il settore dell’istruzione e della formazione professionale di esclusiva competenza regionale ha bisogno di una mission organica: la regione può e deve sentirsi comprimaria alle intenzioni ministeriali e alle esigenze autonomistiche delle singole istituzioni scolastiche.
Ci sono ancora molte funzioni specifiche dei singoli gradi di istruzione che hanno bisogno di un sostegno: una per tutte la funzione orientante della scuola secondaria di I grado che vede le singole istituzioni ancora lontane dalla completa e proficua realizzazione degli obiettivi istituzioni in questo campo. Lo studio delle inclinazioni personali e della visione personalistica del proprio futuro nei nostri ragazzi ha bisogno di tempi, spazi e strumenti che vanno al di là delle dotazioni attuali delle scuole: non bastano le singole discipline intese come materie di insegnamento, fosse anche in forma laboratoriale, a permettere ai ragazzi di indagare, scoprire e promuovere quelle peculiarità personali che permetta loro di intraprendere un cammino di preparazione personale in sintonia con le proprie possibilità, anche sociali, per essere una persona completa, un cittadino consapevole e un professionista preparato.
Le possibilità dell’alternanza scuola-lavoro, dell’assolvimento dell’obbligo d’istruzione che non sia solo formale, ma anche sostanziale, richiedono alla Regione un impegno non indifferente sia nel momento della progettazione delle azioni che nel momento della realizzazione di percorsi effettivamente realizzabili ed efficaci.
Agli enti locali, in questo momento così importante per le mutazioni che avvengono nel paradigma fondante della nostra istruzione e formazione, deve preoccuparsi anche della formazione continua del personale addetto alla realizzazione di questo passaggio. Proprio perché le realtà locali sono molto diversificate fra loro, in ogni territorio occorrerà che le associazioni professionali, generalisti che e disciplinari, diventino luogo di ricerca, sperimentazione, aggiornamento delle persone sentinelle del cambiamento reale e non virtuale della scuola. Infatti è proprio qui che occorre investire: non bastano commissioni di controllo, di studio ecc…, ma occorre promuovere e sostenere progetti di ricerca, sperimentazione, di discussione proprio con coloro che la scuola la fanno. E proprio qui che le associazioni giocano un ruolo fondamentale nel passaggio reale che si è prefigurato con questa riforma.
