Non ci resta pertanto che uscire da questo modello che divide accademico e non accademico, astratto – concreto, quindi sapere e saper fare (Gentile) e mille altre dicotomie, e iniziare a vedere le persone nella loro unicità e specificità (personalizzazione dell’insegnamento). Ogni studente ha il diritto di veder valorizzate le proprie capacità intellettuali…i propri talenti. Dobbiamo, inoltre, tener conto anche del contesto sociale, politico e culturale in cui le persone agiscono e operano. In contesti difficili, infatti, il talento ha difficoltà ad essere intercettato. Sarà la qualità dell’esperienza di apprendimento a determinare in misura maggiore o minore l’emergere del talento.
In altri termini, la scuola deve creare le condizioni affinché i talenti dei bambini e bambine possano innanzitutto emergere e poi essere sviluppati.
Chiara Carletti
